
La preghiera di cui cercherò di parlarvi non è la preghiera alla quale tutti noi siamo abituati (Rosario, Ave, Pater, ecc.), ma vorrei parlarvi della preghiera che nasce dal più profondo di noi stessi, che nasce da quel luogo situato nelle profondità del nostro essere inaccessibile anche a noi stessi. E’ lì che nasce il bisogno della preghiera, è quello il luogo della preghiera segreta, è quella la camera nella quale bisogna ritirarsi per pregare nel segreto il Padre nostro che è nei cieli.
Per arrivare a pregare in questo luogo sigillato anche a noi stessi, dobbiamo percorrere un cammino di preghiera.
Cercherò di spiegarmi come meglio posso, perché parlare di preghiera non è cosa facile, ognuno di noi ha sviluppato un suo concetto o preconcetto sulla preghiera, che non sempre corrisponde alla vera essenza della preghiera. “La vera natura della preghiera è indicibile, il vero Maestro che insegna a pregare è lo Spirito Santo” dice un antico Padre del deserto.
E’ certo che la preghiera è un’esperienza straordinaria e personale, che prende possesso dell’anima. Con questo non voglio dire che io sia giunta alla preghiera, possiamo cercare di fare del nostro meglio, di impegnarci con serietà e volontà, sperando che il Signore ci faccia dono della preghiera. Sì, perché la preghiera è un dono di Dio, come tutto il resto, la preghiera viene da Dio.
La preghiera è una chiamata da parte di Dio: non sono io che prego, ma Cristo prega in me per mezzo dello Spirito Santo e infatti: “… nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili …” (Rm 8,26).
La preghiera di cui voglio parlarvi è quella preghiera in cui non sono io che agisco, parlo, invoco, chiedo, adoro, amo, ecc, ma è lo Spirito Santo che agisce, parla, ecc, per me. Lui sa cosa è meglio per me, cosa è conveniente chiedere e
allora perché non lasciarlo fare? Allora la preghiera è l’abbandono totale di noi stessi nelle mani di Dio.
Penso allora a Maria, al giorno dell’annuncio della nascita di Gesù: Lei si è abbandonata nelle mani dello Spirito, si è lasciata fecondare e amare da questo Spirito a tal punto da rendere visibile l’invisibile, da dare all’umanità il suo Dio
invisibile in carne e ossa. Maria è l’orante perfetta, è colei che con la preghiera accoglie la vita che Dio c’invia, accoglie il Verbo (cioè la Parola di Dio) e la trasforma in Carne e Sangue, è colei che porta Dio agli altri (visita a S. Elisabetta), è colei che dona Dio agli uomini per la nostra salvezza (crocifissione e morte), è colei che raccoglie la Chiesa, l’accompagna e la guida ad accogliere nuovamente lo Spirito Santo per generare ancora questo Dio che vuole essere tutto in tutti (Pentecoste). Per noi che siamo a Lei consacrati, diviene allora importate comprendere che dobbiamo crescere nella preghiera. Dobbiamo fare sì che la nostra vita sia una preghiera e la preghiera sia la nostra vita. Come
realizzare quest’impegno. Prima di tutto dobbiamo essere fedeli alla preghiera.
Impegnarci a trovare il tempo per pregare, cominciamo ad abituarci a pregare al mattino e alla sera. Basta poco: un segno di croce, un’Ave Maria, un pensiero a questo Gesù che si è donato a noi per salvarci, per renderci eterni. La sera si farà altrettanto. Continuando su questa strada con impegno e perseveranza, vedremo, senza accorgercene, che lo Spirito Santo alimenterà una fiamma che da piccola si svilupperà e infiammerà l’anima che pian piano non si accontenterà più di ciò che prega e cercherà ancora di più il Suo Signore, perché comprende che solo Lui può darle “l’acqua viva che la disseterà”, comincerà ad assaporare i momenti di silenzio per ascoltare il Suo Sposo, niente più la soddisferà, cercherà sempre più di stare ai piedi del Suo Maestro, come faceva Maria che non si curava di Marta che si agitava per servire, a lei importava solo di ascoltare il Suo Signore, di stare ai Suoi piedi, di poterlo guardare per crescere nell’Amore, per crescere nello spirito, per ricevere tutti quei doni che solo nella preghiera Dio può fare all’anima.
Insomma si era scelta la parte migliore che non le sarà tolta. Allora perché perdere tempo in cose futili e banali? Certo, Dio non chiede di lasciare tutto, famiglia, lavoro, ecc., ma chiede di non attaccare il nostro cuore a tutto questo, ma a Lui. Stabilire delle priorità è importante nella vita e lo è ancora di più nella vita spirituale. Se per me prima viene il lavoro o la famiglia o il denaro, vuol dire che ancora non ho compreso il messaggio evangelico: “Per la vostra vita non
affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? … Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? … Il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia. Cercate prima il regno di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena” (Mt 6,25-34). Se per me prima viene Dio, se per primo penso a Lui, tutto quello che mi occorre mi sarà dato. Se invece i costruttori si affaticano e costruiscono la loro casa sulla sabbia, al primo scossone tutto andrà giù, perché non c’è Cristo a sostenere con noi il giogo. “Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,30). Occorre comprendere, non con la testa ma con il cuore e l’anima, che se io mi abbandono alla Sua volontà, niente e nessuno potrà togliermi la pace e la serenità. A livello umano continuerò certamente ad avere timore, a sentire la sofferenza e il dolore per ciò che accade nella mia vita, ma nel profondo del mio cuore avrò la certezza dell’Amore di Dio per me e questo mi basterà per affrontare ogni cosa. Per giungere a questo ci vuole tempo, fatica e
impegno: la preghiera non è cosa facile! Il demonio tenta in tutti i modi di dissuaderci perché sa che è un’arma potente contro la quale, lui, nulla può.
Cristo stesso con la preghiera cacciò via tante volte il demonio: quando, all’inizio della Sua missione, nel deserto il diavolo lo tentò, lo cacciò con la preghiera; quando guariva gli indemoniati, li guariva con la preghiera. La preghiera cancella i dubbi, allontana le tentazioni, libera dai mali spirituali. In conclusione la preghiera è un’esperienza personale e straordinaria che mi deve portare ad essere continuamente in colloquio con Dio, che mi deve rendere cosciente della mia miseria, ma consapevole che Cristo è venuto a cambiare tale miseria in gioia senza fine, perché Lui mi ha riscattato a prezzo della Sua vita una volta e per sempre. Non vale, allora, la pena di iniziare subito a pregare? Per comprendere
che senza preghiera non c’è vita spirituale e senza vita spirituale si è come morti che si affannano per nulla. Pregare per vivere e vivere per pregare: tutti sono chiamati a pregare, nessuno si senta escluso o autorizzato a non pregare. . Il
Signore è stato molto chiaro “sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi” (Lc 18,1); “Vegliate e pregate” (Mt 26,41); “Quello che dico a voi lo dico a tutti: Vegliate” (Mc 13,37); “Vegliate e pregate per non entrare in tentazione” (Mc 14,38) tutte affermazioni che rivelano l’importanza della preghiera nella vita spirituale di chi si proclama cristiano. Non può, quindi, esserci vita spirituale senza la preghiera, non c’è crescita nella Verità di Cristo senza preghiera. Il cristiano sarebbe un cristiano a metà e forse meno che metà, senza l’alimento che trova nella preghiera, nel dialogo con Dio che, come abbiamo già detto, ci fornisce l’energia e la forza per il nostro cammino. Il Vangelo ci testimonia che Cristo stesso pregava e se pregava Lui anche noi, che siamo fatti a Sua immagine e somiglianza, dobbiamo pregare: “Se ne andò sulla montagna a pregare e passò tutta la notte in orazione” (Lc 6,12), “Salì sul monte, solo, a pregare” (Mt 14,23).
Il Vangelo è pieno d’esortazioni alla preghiera, d’esempi di preghiera. Gesù prima di qualsiasi cosa pregava, prega prima di iniziare la Sua missione di salvezza, prega prima di scegliere i suoi apostoli, prega prima dei pasti, prega prima di operare miracoli e guarigioni, prega prima di consegnarsi ai suoi carnefici, prega per i suoi uccisori, prega prima di morire sulla croce, prega sempre, è in colloquio continuo con il Padre. Da queste ripetute esortazioni si può facilmente dedurre che la preghiera è un’irrevocabile regola della vita spirituale, avvolta da innumerevoli misteri. Man mano che si prosegue nel cammino, la preghiera diventerà talmente importante e necessaria che si pregherà senza accorgersene.
Ci si troverà in preghiera senza comprendere quando si è iniziata la preghiera.
Perché la vita sarà finalmente divenuta preghiera e la preghiera sarà divenuta vita.
I Padri ci parlano della preghiera
“La preghiera, scrive Giovanni Crisostomo, è il porto nella tempesta, l’ancora dei naufraghi, il bastone dei titubanti, il tesoro dei poveri … rifugio nei mali, fonte d’ardore, causa di gioia, madre della filosofia”. E in un altro testo scrive “ è la luce dell’anima, la fonte della salvezza, il muro di protezione per la Chiesa, l’arma contro gli spiriti cattivi; essa è indispensabile come l’acqua ai pesci, come l’arma al cacciatore”.
Per Giovanni di Kronštadt la preghiera è “il respiro dell’anima, il nostro cibo e la nostra bevanda spirituale”.
Teofane il Recluso, afferma che l’uomo è composto di tre parti: “La parte del corpo, dell’anima, quella dello spirito; ciascuna ha le sue necessità e le sue forze, così i suoi modi di esercitarle. Dice sempre Teofane il Recluso: “Proprio come per respirare i polmoni si dilatano e attirano gli elementi vivificanti dell’aria, così durante la preghiera le profondità del nostro cuore si aprono e si dilatano e il nostro spirito si eleva verso Dio per ricevere il dono che gli permette di unirsi a Lui. E come l’ossigeno ricevuto nel sangue è poi trasportato nel corpo intero per vivificarlo, così il dono ricevuto da Dio penetra tutto ciò che è in noi e vivifica tutto il nostro intimo”.
Evagrio: “Proprio come la vita è il migliore di tutti i sensi, così la preghiera è la più divina di tutte le virtù.”
Ignatij Brjancaninov: “Quando la preghiera s’impossessa di un uomo la preghiera lo trasforma progressivamente, lo rende spirituale in conseguenza alla sua unione con lo Spirito Santo”.
Abba Agatone:“Niente è più faticoso della preghiera. Se nella pratica delle altre virtù, vi è un momento di riposo, la preghiera, fino all’ultimo respiro dell’uomo, non ne autorizza nessuno.”
Giovanni Climaco, considerato il maestro incontestato in “definizioni di realtà spirituali”, comincia così il suo parlare sulla preghiera: “La preghiera è dialogo dell’uomo con Dio, unione mistica; secondo gli effetti che la caratterizzano, è detta sostegno del mondo e riconciliazione con Dio, madre o figlia delle lacrime e propiziazione per i peccati, difesa dalle tentazioni e baluardo contro le tribolazioni, vittoria nelle lotte e impegno degli angeli, ecc. La preghiera, per chi la fa veramente, è il luogo del giudizio del Signore, il trono su cui Egli siede per invitarci al discernimento prima che venga il giorno del giudizio definitivo”.