
Le distrazioni nella preghiera costituiscono un cruccio e un tormento per tutti.
D’altra parte non possiamo estraniarci dalla vita reale: dobbiamo portare la vita nella preghiera, dobbiamo pregare la vita.
Ma se la vita deve entrare nella nostra preghiera ecco che le distrazioni sono in agguato, non solo come coinvolgimento nella realtà quotidiana, ma anche come un divagare disordinato e senza controllo dei nostri pensieri.
Le distrazioni possono essere favorite da stanchezza, cattiva salute, immaginazione troppo viva, temperamento estroverso, vita superficiale e senza impegno, stato di tiepidezza o di peccato abituale, passioni e istinti non controllati, …
Non va sottovalutata, infine, l’opera del demonio che vuole impedire a tutti i costi la preghiera e il dialogo con Dio.
Occorre innanzitutto costanza, anche perché la preghiera, di tanto in tanto, va incontro a momenti di stanchezza e di aridità. Non riusciamo più a pregare perché le parole sono ripetitive e non ci vengono dal cuore, o perché non veniamo gratificati da una risposta secondo le nostre attese.
Avanziamo nel buio, dialoghiamo a vuoto. Subentra uno stato d’animo che i maestri dello spirito chiamano “aridità spirituale”. Molti, allora, smettono di pregare: ma è come scegliere la morte. Occorre superare l’ostacolo! Ma come? Si
può trovare la medicina, innanzitutto, individuando la causa della nostra crisi.
L’aridità consiste nel non avvertire la presenza di Dio e nella mancanza del desiderio di pregare. Questo di solito avviene quando la preghiera è centrata su noi stessi. Passiamo accanto a Dio, alla sorgente della grazia, senza aprire il cuore per accoglierla. Dio vogliamo coglierlo di corsa, di fretta, perché ci sono molte altre cose da fare, cose a nostro avviso più importanti che dobbiamo cogliere per noi.
Così concentrati su noi stessi creiamo delle resistenze alla Grazia di Dio. Allora può succedere che Dio ci metta alla prova togliendoci le gioie sensibili e le consolazioni dello spirito per farci crescere nella fede.
Le difficoltà menzionate sono normali e comprensibili, ma se le affrontiamo in modo sbagliato possono portarci allo scoraggiamento e all’abbandono della preghiera.
E’ importante dire che è praticamente impossibile, anche per i più santi, sottrarsi alle distrazioni. Non bisogna meravigliarsi né tanto meno scoraggiarsi, ma riprendere pazientemente e con umiltà il dialogo con Dio ogni volta che lo si interrompe. Creare e mantenere un buon clima di preghiera esige un costante “allenamento” spirituale: meno si prega e più tempo occorre per entrare in preghiera. Più che le distrazioni in se stesse, occorre combattere le cause. Le
distrazioni sono in gran parte involontarie perché, mentre siamo distratti, non sappiamo di esserlo. Se ci preoccupiamo di combattere direttamente le distrazioni finiremo per essere presi di nuovo dalle cose che le hanno generate e difficilmente riusciremo a venirne fuori. Se vogliamo pregare veramente dobbiamo lasciarci attirare solamente da Dio. Si va a pregare perché Dio e tutto, è il bene sommo e degno di essere amato sopra ogni cosa: intrattenersi con Lui è il tempo più prezioso e più importante della giornata, è il tempo in cui Lui ci viene incontro per
riempirci di grazia e per farci gustare il Suo Amore.
Se a distoglierci dalla preghiera è una distrazione forte, un’idea assillante o una tentazione diabolica insistente, non bisogna lasciarsi prendere dal panico ma mettere ciò che ci distrae sotto lo sguardo di Dio, consegnando tutto a Lui finché non troviamo pace.
Se una persona o un evento si inserisce nella preghiera come distrazione, significa che il nostro rapporto con quella persona o con quella cosa non è totalmente in armonia con Dio, non è posto totalmente nelle mani di Dio. Vuol dire che c’è qualcosa di quella persona o dei nostri affari che ci allontana da Dio o non è pienamente orientata a Lui.
Chiediamo, allora, a Dio di donarci la Sua luce per comprendere la Sua volontà circa il nostro rapporto con quanto ci capita … sulla relazione con quella persona o con quel impegno. E’ importante affidare tutto a Lui e accettarlo come il solo Signore della nostra vita, dei nostri sentimenti, della nostra volontà e di quanto ci circonda.
Dio al centro di tutto perché la preghiera proceda nella pace. Fino a quando metteremo noi stessi al centro della preghiera penseremo più a noi stessi che a Dio e continueremo a guardare ogni cosa in funzione nostra, Dio compreso.
Questo è l’atteggiamento di certe nostre preghiere un po’ “commerciali” che rivolgiamo a Dio per ottenere favori, benefici o aiuti, piuttosto che per lodarlo, ringraziarlo e adorarlo. Fino a quando non andremo alla preghiera con l’atteggiamento del povero pronto a ridare tutto a Dio, l’interesse della preghiera ritornerà sempre su noi stessi e suoi nostri progetti.
La fonte della distrazione così è già nel nostro cuore! E’ la nostra vita distratta da Dio!
Allora cosa fare? Ecco alcuni suggerimenti:
Abituarsi a vivere alla presenza di Dio, uniti a Cristo offrendo tutta l’attività quotidiana.
Essere fedeli a un ritmo regolare e costante della preghiera personale senza cedere alle sollecitazioni del momento che vogliono portarci altrove. E’ importante la fedeltà alla preghiera. Anche se è una preghiera mediocre, ma fedele che si ripete tutti i giorni, è molto più feconda di preghiere lunghe fatte una volta tanto e quando si è favoriti dalle circostanze.
Liberarci dalla schiavitù delle passioni e dalle situazioni di peccato, di odio,di colpa, che creano disagio nell’anima e mancanza di pace.
Mettere ordine nella nostra vita, nell’attività e nei programmi della giornata: spesso facciamo troppe cose, in modo disordinato e non in sintonia con gli altri e con la famiglia.
Programmare il tempo libero dando precedenza alle cose più importanti, e tra queste in primo luogo alla preghiera, rinunciando ad impegni superflui o di poco conto, come a qualche divertimento, alla televisione o altro.
In caso di stanchezza, sofferenza o sonno, è meglio scegliere un tipo di preghiera più facile e meno impegnativa ripetendo magari brevi invocazioni o leggendo un libro spirituale.
Se non riusciamo proprio a fare di meglio, offriamo a Dio la nostra stanchezza e la nostra preghiera imperfetta. Prendiamo occasione dalle cose che ci distraggono per farne un’offerta a Lui, mettendole sotto il Suo sguardo. Finiremo per pregare anche con le distrazioni! Esempio: distrazione che ci viene dal lavoro: “Signore, te lo offro, pensaci tu!”; se penso ad un familiare, a un figlio un amico: “Signore, l’affido al tuo amore; guidalo con la tua grazia!”
Un aiuto prezioso può venire dalla preghiera con gli altri o con una comunità o con il coniuge o meglio con la famiglia per gustare insieme con gli altri l’amore di Dio.
Allenare la volontà pregando anche in mezzo alle difficoltà, al traffico, al frastuono, utilizzando preghiere semplici e brevi, lodando Dio anche per quelli che incontriamo per strada. Diventare noi stessi una preghiera vivente in mezzo ad un popolo che non prega. Meglio pregare male che non pregare affatto! Santa Teresa d’Avila ha sofferto un lungo periodo di aridità spirituale e non riusciva a pregare, ma rimase tenacemente fedele ai tempi della preghiera solo per tenere compagnia a Gesù. Più tardi, Gesù stesso le disse che le preghiere che aveva gradito maggiormente erano state quelle da lei fatte durante l’aridità, quando rimaneva in chiesa solo per fare presenza, cercando di passare il tempo contando le piastrelle del pavimento. Una preghiera che ha il coraggio della fedeltà e della perseveranza nonostante tutto, che non esita a ricominciare da capo ogni giorno, con umiltà, con sincerità e amore, è una preghiera che matura e si purifica da sola.
Se non sappiamo accettare umilmente una preghiera piena di imperfezioni e di distrazioni finiremo per scoraggiarci, e smetteremo ben presto di pregare. Molti, avendo smesso di pregare, logicamente non hanno più voglia di farlo, e poiché non hanno più voglia di pregare, non pregano più. E’ una spirale fatale, come avviene per il mangiare: non si mangia perché non si ha appetito e non si ha appetito perché non si mangia. Occorre, allora mangiare anche senza appetito perché torni la voglia di mangiare! L’appetito vien mangiando, dice un vecchio proverbio.
Pronzato scrive in un suo libro: “Se aspetti a pregare quando ne hai voglia, sei spacciato. Devi avere il coraggio di pregare anche quando non ne hai voglia. Vai avanti anche se hai l’impressione che non ne valga la pena. Tira diritto anche se ti senti a disagio, arido, vuoto e ti pare di perdere tempo. Dì pure al Signore che non hai voglia di pregare. Lui capisce benissimo. E ti rassicurerà: “Non importa. Lasciati soltanto amare”. E non avvilirti, in certe circostanze, neppure del silenzio di Dio. Bisogna credere al Dio delle lunghe notti, al Dio dei giorni neri. Questo Dio,
all’incrocio più oscuro, ti afferra la mano e ti dice: “Sono qui!”.